lunedì 14 febbraio 2011
La lunghezza delle pedivelle
La lunghezza delle pedivelle conta parecchio nel ciclismo e, nonostante la scelta potrebbe e, talora, dovrebbe essere di una facilità disarmante, si trovano frequentemente opinioni discordi in merito. Teoricamente, il discorso è molto semplice. La pedivella è una leva di secondo grado, ove la forza resistente (resistenza) è infrapposta tra fulcro (il movimento centrale) e forza applicata (forza esercitata sul pedale).
Trattandosi di una leva sempre "vantaggiosa", con una pedivella più lunga si pedala, a parità di sforzo, ad una velocità più elevata oppure, a parità di velocità, con uno sforzo minore (non aspettatevi comunque grosse differenze all'atto pratico). C'è però un problema tutt'altro che irrilevante. Allungando la pedivella, il pedale, quindi il piede, compie una circonferenza più ampia e, nello stesso giro di 360°, percorre una distanza maggiore (per esempio, con una pedivella da 170 mm, il pedale compie un percorso circolare di circa 107 cm, mentre con una pedivella da 175 mm si passa a quasi 110 cm).
Da un punto di vista pratico, ciò comporta una perdita di agilità immediatamente riscontrabile se si ha la possibilità di provare la stessa bicicletta con pedivelle di lunghezza differente. Da non sottovalutare nemmeno il fatto che, con pedivelle più lunghe, cresce anche la distanza tra punto morto inferiore e superiore della pedalata: le articolazioni sono sottoposte a movimenti angolari maggiori e tutta la muscolatura (particolarmente i quadricipiti femorali) viene allungata e contratta più intensamente. La scelta della pedivella sarà quindi sempre e comunque un compromesso tra agilità (pedivelle più corte) e capacità di spingere leve maggiori (pedivelle più lunghe), anche in funzione di gusti personali (uno “sprinter” è portato a ricercare l'agilità senza compromessi, mentre un cronoman o un triathleta, nelle gare senza scia, potrebbe beneficiare di misure “importanti”, sempre che abbia una muscolatura sufficientemente formata e che non lo penalizzi troppo). Ma ci sono differenze anche tra bici da corsa e mountain bike. Su strada, dove le scie e le variazioni di ritmo giocano un ruolo fondamentale, si privilegia l'agilità e generalmente si adottano misure di pedivelle più corte rispetto alla mountain bike. In questa specialità, infatti non esiste il “gioco di gruppo” e ognuno pedala o gareggia quasi esclusivamente in funzione di stesso, più o meno come se fosse una gara a tempo (l’agilità di pedalata ha quindi un’importanza minore).
Da un punto di vista pratico, ciò comporta una perdita di agilità immediatamente riscontrabile se si ha la possibilità di provare la stessa bicicletta con pedivelle di lunghezza differente. Da non sottovalutare nemmeno il fatto che, con pedivelle più lunghe, cresce anche la distanza tra punto morto inferiore e superiore della pedalata: le articolazioni sono sottoposte a movimenti angolari maggiori e tutta la muscolatura (particolarmente i quadricipiti femorali) viene allungata e contratta più intensamente. La scelta della pedivella sarà quindi sempre e comunque un compromesso tra agilità (pedivelle più corte) e capacità di spingere leve maggiori (pedivelle più lunghe), anche in funzione di gusti personali (uno “sprinter” è portato a ricercare l'agilità senza compromessi, mentre un cronoman o un triathleta, nelle gare senza scia, potrebbe beneficiare di misure “importanti”, sempre che abbia una muscolatura sufficientemente formata e che non lo penalizzi troppo). Ma ci sono differenze anche tra bici da corsa e mountain bike. Su strada, dove le scie e le variazioni di ritmo giocano un ruolo fondamentale, si privilegia l'agilità e generalmente si adottano misure di pedivelle più corte rispetto alla mountain bike. In questa specialità, infatti non esiste il “gioco di gruppo” e ognuno pedala o gareggia quasi esclusivamente in funzione di stesso, più o meno come se fosse una gara a tempo (l’agilità di pedalata ha quindi un’importanza minore).
Sul mercato si trovano pedivelle di lunghezza compresa tra 165 e 180 mm con incrementi di 2,5 mm. Tuttavia, non tutti i produttori e non tutti i gruppi hanno una scelta così ampia. Le 177,5 e le 180 mm si possono considerare di “elite”, reperibili soltanto in prodotti di altissima gamma e dall'utilizzo molto marginale. All’estremo opposto, non sempre si trovano in catalogo le 165 e le 167,5 mm (per esempio Campagnolo non le produce affatto). E’ quindi molto probabile che una bicicletta in “pronta consegna” abbia le 170 mm, le 172,5 mm (quasi uno standard nel ciclismo su strada moderno) oppure le 175 mm (più raramente). Tuttavia, non è raro trovare combinazioni “impossibili”, per esempio le 175 mm montate su telai da “nani” o viceversa. Controllare e scegliere è di importanza fondamentale, eppure raramente la pedivella rispecchia le misure antropometriche dello sportivo, anche esperto, talora propenso a pensare che una pedivella cambi poco o nulla nella pedalata. Per la lunghezza corretta, esiste una miriade di tabelle. Ancora oggi, molto utilizzata è quella di Bernard Hinault e Claude Genzling, tratta dal libro "Ciclismo su strada" (Sperling & Kupfer, 1989).
Tuttavia non tiene conto nè della realtà del mercato, che di fatto restringe la scelta alle misure 170-172,5-175mm, nè delle caratteristiche fisiche individuali. A mio avviso, infatti, non è sempre corretto risolvere tutto, o quasi tutto, unicamente con un rapporto tra altezza delle gambe (cavallo) e lunghezza delle pedivelle che, oltretutto, non valuta quali possano essere le preferenze personali. Certamente il parametro fondamentale in base a cui scegliere è la lunghezza delle gambe, il cosiddetto “cavallo” (misurato dall’inguine a terra, senza scarpe). Meglio ancora sarebbe tenere conto, separatamente, della lunghezza di tibia e femore (quest'ultimo in particolare dovrebbe determinare la scelta della pedivella), ma è un valore obiettivamente difficile da misurare senza introdurre un margine d'errore tutt'altro che trascurabile.
Indicativamente, molto indicativamente, potete fare riferimento alla tabella di cui sopra che però, alla pari di tutte le altre, non tiene conto delle vostre caratteristiche né dei vostri "gusti". Come linea guida, se privilegiate le salite e le andature regolari, oppure se pedalate in mountain bike e vi piace "sperimentare", avrete un indubbio vantaggio ad utilizzare una pedivella più lunga. Se invece amate la strada, uscite spesso in gruppo, su percorsi vallonati e le variazioni di ritmo non vi spaventano, optate per una scelta conservatrice che privilegi l'agilità (pedivella più corta). Cercate però di scegliere con giudizio ed evitate grosse variazioni alla lunghezza delle pedivelle che potrebbero stravolgere l'assetto con cui siete soliti pedalare. Chi soffre di dolori o patologie al ginocchio, particolarmente alle rotule (tendini rotulei), eviti nel modo più assoluto le misure più lunghe. Ricordate infine che, cambiando pedivella, va regolata anche l'altezza e l'arretramento della sella in funzione della stessa variazione introdotta (per esempio, aumentando di 2,5 mm la lunghezza della pedivella, la sella andrebbe abbassata di 2,5 mm e si dovrebbe togliere 2,5 mm all'arretramento della stessa - sella un po' più in basso e un po' più in avanti -).
venerdì 11 febbraio 2011
Monte Taiano (Slavnik)
Il monte Taiano (Slavnik) è la cima più alta dell’Istria slovena (1.028 m s.l.m.), ben visibile da Trieste e dalle zone costiere limitrofe. Non essendoci altri rilievi montuosi nelle vicinanze, la sommità offre un panoramico strepitoso che, nelle giornate limpide, spazia dall’Adriatico fino alle più lontane cime alpine. Meta di escursionisti, runners e bikers, una volta terminata la salita la soddisfazione sarà rinvigorente e impagabile. Partendo dalla città e utilizzando la pista ciclopedonale che conduce ad Erpelle (Hrpelje), ove inizia la carrareccia che conduce al Slavnik (è la “via” più utilizzata in mountain bike), viene richiesto un certo impegno fisico, se non altro per la lunghezza (30 km di salita quasi ininterrotta) e per il dislivello. Iniziando invece a pedalare da Kozina o dalla vicina Erpelle (circa 500 m s.l.m.), vi aspettano poco più di 10 km di salita con un’altimetria praticamente dimezzata, escursione molto più abbordabile per chi non è particolarmente allenato. La strada che conduce in vetta è sempre larga e totalmente pedalabile, con pendenze più dolci in principio e decisamente più impegnative man mano che ci avvicina al “traguardo”, ma il fondo, a tratti dissestato, potrebbe risultare indigesto a chi ha poca confidenza con la MTB. Nessun problema se invece salite a piedi o di corsa. Da tenere presente che, pur trattandosi di una "gozdna cesta" (strada forestale), non è chiusa al traffico. Di domenica, soprattutto se si tratta di una bella giornata, potreste quindi incrociare qualche automobile il cui transito, però, non crea mai problemi di sorta. Per la discesa si può utilizzare lo stesso percorso della salita ma il mio consiglio è di dirigervi invece verso Podgorje, versante più panoramico e interessante variante non molto frequentata. Da qui si può far ritorno verso Erpelle-Kozina oppure a Trieste, sia ripercorrendo a ritroso la ciclopedonale, sia allungando per Kastelec-Socerb (valico di Prebenico). Non è certo un escursione riservata a chi inizia a pedalare ma, da un punto di vista tecnico, non ci sono difficoltà di rilievo, se non le pendenze ed il fondo talora eroso da profondi solchi.
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