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martedì 12 aprile 2011

Monte Maggiore (Učka)

Dopo Castelmonte e le prealpi friulane delle scorse settimane, cosa potevamo chiedere di meglio se non un super-giro in bicicletta, che ci portasse in poco tempo a spaziare dalle montagne al mare? Non è che ci siano poi tantissime località con queste caratteristiche ma, a poche decine di chilometri da Trieste, c'è n'è una, in Croazia, molto interessante sotto ogni punto di vista. Si tratta del Parco naturale di Učka (Monte Maggiore) ed in particolare, dell'omonimo massiccio montuoso che si erge tra Istria e Quarnero. Anche in questa nuova "avventura" mi faranno compagnia, nonché da guida, Andrea e Luca. Ormai formiamo un trio sufficientemente affiatato, anche se ognuno di noi non è che assomigli poi tanto agli altri due: Andrea, sempre riflessivo e posato, Luca, certamente il più estroverso di tutti, ed io, lì in mezzo, piuttosto chiuso come carattere ma desideroso di scoprire il ciclismo non soltanto dal lato sportivo.

Mappa interattiva: utilizzare i tasti + e - per zoomare e le frecce, oppure il mouse, per muoversi in ogni direzione. Fare clic il alto a destra per il full screen.
Partiamo da Trieste in macchina e, dopo circa 50 chilometri, raggiungiamo Roč (Rozzo), non molto distante da Buzet (Pinguente). L'appellativo di "paese" è forse eccessivo, viste le dimensioni, ma Roč (dal celtico Roz) ha una certa importanza storica.
Iniziamo a pedalare, dapprima in discesa, poi ben presto con un continuo ed incessante alternarsi di brevi salite, affrontate quasi sempre di "scatto", e tratti in discesa (il classico "spaccagambe"). Siamo nelle zone più interne e remote dell'Istria e, da queste parti, non credo esista rettilineo pianeggiante più lungo di 500 metri!
Ben presto giungiamo a Hum (Colmo) che vanta un insolito primato, essendo citato nel Guiness dei primati come il paese più piccolo del mondo, con ben 18 anime residenti (anno 2008). Abitato già in epoca preistorica, il villaggio è cinto da mura risalenti al XVI secolo e l'unico accesso è rappresentato da un portone di bronzo.
Anche il selciato pietroso, scivoloso e molto sconnesso, probabilmente risale a quell'epoca: è una vera impresa restare in piedi con gli scarpini da bici e non poche volte devo improvvisarmi equilibrista per evitare un bel ruzzolone.
Alla pari di Roč, Hum fu un importante centro letterario e non mancano testimonianze scritte in glagolitico, il più antico alfabeto slavo, risalente al IX secolo, ma tutt'ora utilizzato nella liturgia in Croazia.
E' ormai la terza settimana consecutiva che mi alleno con Andrea e Luca, ma questo modo di pedalare, per me nuovo, mi fa tutt'ora uno strano effetto. A volte si pedala, anche per lunghi tratti e ad intensità elevate, poi ci si ferma e, spinti dalla curiosità di "scoprire" nuovi posti, ci si improvvisa turisti. In questi momenti mi distacco mentalmente dalla bicicletta e cerco di far mio tutto quello che mi circonda.
Forse è dovuto al mezzo di trasporto più coinvolgente della consueta automobile, forse i tempi sono più dilatati, ma l'impressione è di rimanere colpito da quello che passa sotto i miei occhi in maniera diversa, forse più profonda, rispetto al solito.
E' la cosa più difficile è poi ripartire, non per la stanchezza, ma perché tutto mi sembra bellissimo, magico, e non vorrei mai distaccarmene.
Dobbiamo però fare i conti con il nostro programma sportivo odierno, impegnativo in ogni senso, e riprendiamo a pedalare in direzione della meta principale, il Monte Maggiore (Učka, 1372 m slm), già visibile in lontananza. Lo affronteremo dal versante di Vranja (276 m), il più difficile... ovviamente... se no che gusto di sarebbe?
1.100 metri di dislivello non sono affatto uno scherzo, se poi ci mettiamo le pendenze che sfiorano il 20%, si può considerare una salita di tutto rispetto che, almeno sulla carta, mette una certa soggezione.
In cima ci sono già stato, più volte, ma mai in bicicletta e, più ci penso, non so se sia un bene o un male. Il primo chilometro dopo Vranja (pendenze attorno al 5%) lo possiamo definire di "assaggio".
L'impegno aumenta nei successivi due chilometri, 8-9% di pendenza media, che portano ai 483 metri della stazione di pedaggio del tunnel Učka (la più importante via di comunicazione tra l'entroterra istriano e la costa del Quarnero). Convenzionalmente è questo il punto di partenza per la "scalata" (almeno noi facciamo così), perché è da qui che il percorso diventa davvero impegnativo. Il primo tratto è "pesante": 2 chilometri circa al 12% di pendenza media con punte al 18-19%!
Oggi ho deciso che voglio mettermi alla prova e spingo forte fin da subito. Certo che, se non conoscessi la salita, verrebbe da gettare la spugna già adesso. I tratti più difficili sono posti proprio in corrispondenza di alcuni tornanti e la giornata molto calda, assieme alla mancanza di qualsiasi forma di vegetazione più alta di un arbusto, complica ancora di più le cose.
Questi ultimi mesi non utilizzo il cardiofrequenzimetro, ma credo di essere veramente al limite. Il cuore pulsa veloce, lo sento in gola e fin su alle tempie. Forse sto giocando d'azzardo, perché abbiamo percorso poco più di 20 km su un'uscita che oltrepasserà le sei ore, ma mi alzo spesso sui pedali e rilancio l'andatura ad ogni uscita di curva. Tengo bene e fortunatamente la velocità non cala, grazie anche al fatto che nei 3 chilometri successivi le pendenze si assestano tra il 9 e il 10%. Rispetto a poco prima sembra una passeggiata e ne approfitto per un parziale recupero, anche se alquanto aleatorio.
Di tanto in tanto vedo qualche ciclista che procede a rilento, se non letteralmente fermo lungo la strada (beh, forse definirli "ciclisti" è un po' fuori luogo perché un vero ciclista non si fermerebbe mai a metà salita!) e, visto che penso di trovarmi al Tour de France, scatto ogni volta che ne supero uno, aumentando di non poco la velocità. Mi sento un po' idiota, però è innegabile che questo "gioco" mi dia una spinta non indifferente! Ormai non manca molto al traguardo intermedio, il passo per Opatija (946 metri), in prossimità del quale si può sviluppare una buona andatura perché non si va oltre il 5% di pendenza.
Si lascia l'arteria principale e si imbocca la stretta strada (chiusa al traffico veicolare) che conduce alla stazione radio posta sulla sommità del Monte Maggiore. All'inizio si pedala in un fitto sottobosco che dona un po' di refrigerio. Più in alto la vegetazione si dirada ma, ormai a quote "montagnose", l'aria è frizzante e il senso di affaticamento sembra non pesare più di tanto.
Dal passo alla cima sono circa 6 chilometri di salita, piuttosto regolare, con pendenze medie attorno all'8-9%, inframezzate da qualche tratto meno impegnativo. Anche se mi sento bene, cerco di ricordarmi che ho ancora parecchia strada da fare oggi e, pur pedalando con notevole concentrazione e impegno, probabilmente sono tornato a frequenze cardiache di soglia o poco sotto.
Salendo si aprono scorci di panorama a dir poco mozzafiato: da una parte Opatija, Rijeka e i rilievi del Gorski Kotar, dall'altra le isole del Quarnero con Krk (Veglia) e Cres (Cherso) in "primo piano". Fa un po' impressione pedalare a fianco di uno strapiombo di mille e più metri protetto unicamente da un'esile guardrail arrugginito!
Rispetto alla parte iniziale, subito sopra Vranja, qui si pedala meglio, sia per le pendenze più abbordabili, sia per il traguardo che si avvicina. L'arrivo in vetta mi dà una sensazione incredibile, un forte senso di "conquista", ma ancora maggiore soddisfazione me la dona il Garmin che mi segnala un tempo di 42'18" sui 10,9 chilometri della salita con 889 metri di dislivello (come dire una VAM - velocità ascensionale media - di 1.260 metri all'ora, migliorabile, ma già un bel traguardo!). Scatto qualche foto, mi rifocillo a dovere e bevo quel poco che mi resta (2 borracce esaurite in salita... e siamo ad aprile!).
Mi distendo per un bel po' al sole, forse troppo, tant'è che ben presto sento viso, braccia e gambe, come dire, un po' "arrossate". Mi auguro soltanto che alla "frittura" non abbiano contribuito le microonde del sistema radar FPS117 (l'enorme cupolone bianco), in prossimità del quale ho sostato più di 20 minuti (nella foto sopra, si noti la bicicletta in basso a sinistra per farsi un'idea delle dimensioni). Perplesso, mi chiedo altresì che ci facciano i militari in Croazia con un affare del genere (di recentissima installazione, nonostante alcune organizzazioni ambientalistiche ne avessero duramente osteggiato la costruzione). Non sarebbe meglio, per esempio, che i soldi pubblici venissero destinati a "rattopare" le strade, notoriamente in condizioni pessime?
Tutta la zona attorno al Monte Maggiore è parco naturale. Numerose specie lo popolano: il cervo, il capriolo, il cinghiale, il tasso, la faina e, nella zone meridionali, l'orso; molti anche i volatili, il più interessante dei quali è il grifone (Gyps fulvus), quasi completamente estinto in Europa.
Per la discesa, percorriamo in senso inverso, assai prudentemente, la stessa strada fino al passo (946 m), allungando quindi per il versante meridionale, in direzione del mare. L'asfalto, ora in buone condizioni, permette velocità di tutto rispetto, anche se una lunga serie di curve invita alla prudenza. La discesa, pur non particolarmente impegnativa, è indubbiamente lunga e, prossimo alla fine, mi sento un po' stanco. Ebbene sì, la discesa mi ha "sfiancato"... ma del resto, quante altre volte capita una picchiata di 1.400 metri di dislivello cercando di tenere la ruota di chi mi precede?
Siamo quasi a livello del mare ma il transito per l'abitato di Ičići ci riserva un brivido. In corrispondenza di un tornante a sinistra, a Luca parte l'anteriore e finisce per terra. Non mi sembra nemmeno tanto elevata la velocità in quel tratto e, verosimilmente, la causa più probabile della caduta è l'asfalto, estremamente liscio, con un "grip" più prossimo ad una lastra di ghiaccio che ad una discesa di questo tipo. Per fortuna nulla di grave, solamente qualche botta e abrasione, ma è un inconveniente di cui avremmo fatto volentieri a meno.
Giunti al mare, ci fermiamo in prossimità di una splendida spiaggia. Luca si pulisce alla meno peggio le ferite con l'acqua di mare e ci concediamo una breve ma meritata pausa. Posta in prossimità di Opatija (Abbazia), Ičići è una gradevole località di villeggiatura e rinomato centro nautico.
La strada costiera è incantevole: lambisce il mare, poi si arrampica di qualche decina di metri per ritornare nuovamente in basso. Ricorda parecchio la parte finale della "classicissima di primavera", la Milano-Sanremo. Di sicuro aumenta, e non di poco, l'altimetria totale!
Nemmeno il tempo di ripartire e in un paio di chilometri siamo a Lovran (Laurana), un'altra gemma costiera: località turistica con un passato d'elite, non è difficile scorgere un bel numero di ville residenziali risalenti all'impero austro-ungarico. Passato e presente convivono discretamente, ma sono anche una indubbia fonte di contrasto, principalmente a causa di uno sviluppo edilizio non molto controllato.
Anche contrastato, soprattutto cromaticamente, è il retroterra di Lovran. Si sale a Lovranska Draga (360 metri) su di una strada senza sbocco, che dovremo ripercorrere in senso inverso. E' un'assurdità da un punto di vista ciclistico, ma la proposta di Andrea come sempre è azzeccata. Più si sale e più si aprono nuovi orizzonti.
Da una parte si erge imperioso il Monte Maggiore in precedenza "conquistato", dall'altra il mare che, visto da media altezza, assume una tonalità di blu molto profonda. Ai lati della strada, il bianco dei ciliegi e il rosa dei peschi fanno da contorno alla salita.
Prossimi al culmine della salita, ci fermiamo all'Hotel Draga di Laurana, che in passato ospitò personaggi molto celebri, tra cui lo stesso imperatore Francesco Giuseppe. Il posto è incantevole, forse troppo per dei ciclisti sudati e non propriamente profumatissimi, si ha quasi timore di calpestare l'intonsa pavimentazione della terrazza, con incredibile vista sul mare e sulle isole.
Non capisco se il camierere, molto gentile per altro, è sorpreso nel vedere i primi clienti della giornata oppure se ci reputa inadatti all'esclusività del suo locale. Ad ogni modo, un caffè ed una bibita non ce li nega nessuno e la pausa ristoratrice è molto gradita.
Ridiscendiamo a Lovran e riprendiamo la statale costiera N. 66, in direzione di Pula (Pola). Inseriamo però per una gradevole variazione, logicamente non piatta! A Mošćenička Draga (Draga di Moschiena) si lascia la costa e si sale verso Mošćenice e Sveta Jelena (Sant'Elena, 330 m).
Il paesaggio non differisce poi molto rispetto ai centri attraversati in precedenza. Quello che cambia in modo radicale è invece il carattere stesso di questi paesi, sempre vicinissimi al mare ma poco influenzati, se non in modo alquanto marginale, dal turismo di massa. Le opulente ville di Lovran sono soltanto un ricordo e le abitazioni, assai più modeste, probabilmente asservono ad una funzione abitativa-residenziale e assai meno turistica.
Siamo al punto più vicino con l'isola di Cres (Cherso). Porozina, dove attraccano i traghetti, dista soltanto pochi chilometri di mare e sembra veramente di poterla toccare allungando una mano. Qui la strada costiera cambia direzione, costeggiando la Plominska Luka (Canale di Fianona).
Noi la lasciamo e puntiamo verso nord, iniziando la tratta di ritorno. Sono ormai 4 ore e mezza che pedaliamo e Andrea, molto saggiamente, mi mette in guardia sulle possibili difficoltà che potrebbero insorgere quando si supera la soglia delle 5 ore. Come sempre è importante alimentarsi a sufficienza e bere ad intervalli regolari; sono cose forse ovvie ma spesso, pedalando e passando per posti meravigliosi come questi, è facile scordarsene, soprattutto per chi come me ha poca esperienza di lunghe distanze e tende, forse, a sopravvalutare le proprie capacità.
Se in riva al mare c'era un piacevole venticello che mitigava la calura, adesso, nell'entroterra, la temperatura è quella tipica di una giornata estiva e non di un tardo pomeriggio primaverile. Si sfiorano i 30°C e si fa attenzione a dosare le forze, perché abbiamo ancora un'ora e mezza di pedalata per rientrare al punto di partenza (Roč).
I monti attorno a noi sono brulli, quasi privi di vegetazione; dalle dolci note costiere abbiamo fatto ritorno all'interno dell'Istria. Manco a dirlo, la strada sale nuovamente: ulteriori 400 metri circa di dislivello, ma ormai non ci faccio quasi più caso. Rispetto al Monte Maggiore, che scorgiamo da lontano per l'ultima volta, sembra davvero un gioco da bambini.
Le forze non mi abbandonano, pedalo ancora bene, con sufficiente agilità. Da un punto di vista sportivo non posso che ritenermi molto soddisfatto. La strada scorre veloce e il rientro a Roč avviene in modo piacevole e tranquillo. Ognuno di noi tre probabilmente conserverà un bel ricordo di questa giornata. Per qualcuno è stata una nuova esperienza, una scoperta di posti mai visitati prima; per qualcun altro la rivisitazione, sotto differente angolazione, di località e paesaggi già noti ma non per questo motivo meno interessanti. Penso che ogni luogo abbia sempre qualcosa di diverso da offrire e, se ci passassi 2, 3 o anche 10 volte, sono certo che scoprirei cose in precedenza sfuggitemi o, non di meno, ne ricaverei sensazioni diverse. Molte delle località odierne le conoscevo già, ma in bicicletta ha tutto un altro sapore. Tutto sembra fermarsi, come se fosse lì a tua disposizione, pronto per essere afferrato ed ammirato.
Un curiosissimo gattone vaga libero per la piazza principale e si presenta disinvolto quando ritorniamo alla macchina per cambiarci. Sembra il padrone di Roč, e forse lo è davvero. Il mio saluto viene affettuosamente contraccambiato, lo ringrazio dell'ospitalità, come ringrazio Andrea e Luca per la splendida giornata trascorsa assieme. Nonostante i 140 chilometri percorsi e i 3.000 metri di dislivello, le ore sono volate via senza che ce ne accorgessimo, troppo velocemente; siamo ormai prossimi al tramonto, una rapida sosta al bar del paese e prendiamo la via di casa.

10 commenti:

  1. Bravo Andrea! Ancora un ottimo servizio! Mi hai fatto rivevere la bella giornata trascorsa assieme. E' stato un vero piacere poter pedalare ancora con voi, nonostante la caduta ...
    Se non fosse stato per voi difficilmente avrei azzardato qualcosa di simile (cioè 140 km e 3.000 m di dislivello) così presto. Magari ammaccato ed indolenzito, ma sicuramente ci rivedremo presto a "spianare" montagne!
    Luca

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  2. Il racconto è avvincente, e con tutte queste foto sei riuscito davvero a condividere la bellezza e l'incanto dei paesaggi che avete percorso...
    Leggerti fa davvero viaggiare con la fantasia!

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  3. Andrea Andrea...sai che male fanno leggere i tuoi post quando si è "costretti" alla mai troppo comoda cadrega dell'ufficio!Scorrevoli e piacevolissime da leggere le vostre performance...quasi quasi dopo l'8 maggio mi faccio la bici!

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  4. > Luca: grazie! Con te e Andrea si pedala bene e si "vive" la giornata ancora meglio. Spero che la ripresa prosegua nel migliore dei modi. A presto su nuove salite!

    > Vale: sono posti molto belli e, in una giornata come quella, semplicemente meravigliosi! Tutta la giornata ha avuto un carattere "fantastico" e, solamente quando sono ritornato alla macchina, ho realizzato che il sogno stava svanendo.

    > Ale: buona idea, la bici! Ma sull'Učka c'è anche una rampa di lancio per chi vola!

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  5. Maurizio Zaccaria13 aprile 2011 17:10

    Fai proprio venir voglia di andare in bici!
    A proposito dell'Ucka, chi c'ha volato riferisce di una planata non proprio tranquilla... ma comunque da fare! Uno dei prossimi obiettivi.
    Bello il tuo blog, sempre aggiornato e molto curato. Articoli veramente interessanti e coinvolgenti!

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  6. che spettacolo, purtroppo sono indietro con i racconti di un bel po' ma son quasi convinto che una volta avevo letto del tre nazioni (ts-buzet-podgorje che faccio spesso anche io in entrambi i versi)è mi sembrava che il blog fosse proprio il tuo (ma potri sbagliare), che dire...
    spero di incontrarti e magari fare una bella gita assieme a te e ai tuoi amici... salutissimi e salitissime!!!

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  7. Ti ringrazio... Questa del Monte Maggiore è stata una giornata davvero bellissima. Al di là dei posti visitati, già di per se meravigliosi, siamo stati fortunati a trovare in aprile una giornata dalle temperature estive. Hai ragione, le "tre nazioni in tre ore" l'avevi letta proprio su questo blog... pure quello un bel ricordo, uno di quei giri che restano impressi nella memoria per tanto tempo. A tal proposito... non vedo l'ora che arrivi il 2013 quando la Croazia entrerà nell'Unione Europea e si potrà transitare per il valico ultrasecondario di Rakitovec... per un "tre nazioni in due ore"! Ultimamente sono un po' a corto di allenamento ma non mancherò di avvisarti nel caso di giri "particolari"! Buona salite!

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  8. già, non vedo l'ora anche io, solo essendo più scarso a me il 3 nazioni dura 4 ore ;-) ma è proprio una bella gita!!! a presto mi raccomando, io sono mujesano, semmai mi trovi in giro per la slovenia, salutissimi!!!

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  9. Bellissimo giro e stupende foto...bravi ragazzi,mi fate venir voglia di fare un giretto dalle vostre parti.
    Ciaoo

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