domenica 3 aprile 2011

Canebola, Porzus, Valle e Madonnina del Domm

Quattro salite lunghe, impegnative, per un dislivello totale di quasi 3.000 metri: difficile dire quale sia la molla che mi spinge a cimentarmi in "imprese" come questa. Da solo non l'avrei mai fatto, quasi certamente mi sarei arreso alla seconda ascesa o, più probabilmente, non mi sarei nemmeno mosso in macchina, continuando a pedalare sulle strade intorno a Trieste, ormai consumate da tutte le volte che ci sono passato. Dopo il piacevole e riuscitissimo allenamento della scorsa settimana a Castelmonte, ho acquisito consapevolezza dei miei mezzi e fugato ogni dubbio sulla tenuta alla distanza, da intendersi come limite temporale (perché, più che i chilometri, quello che conta è quante ore si pedala). Con questa nuova uscita si aumenta ancora, tutto sale di "livello": durata, dislivelli delle singole salite, pendenze massime fino al 20%. Ecco, forse quest'ultimo aspetto è quello che mi intimorisce di più, affrontare delle salite, due in particolare, che sono tra le più impegnative del Friuli Venezia Giulia, classificate sulle "bibbie" ciclistiche con un punteggio di 4/4+ (su di una scala che arriva a 5, valore assegnato al Monte Zoncolan, una delle più difficili d'Europa). In Mountain Bike ho fatto certamente di peggio, ma è una cosa diversa. Si sale più agilmente, le gomme larghe hanno più grip e si ha la sensazione di avere un contatto più "soft" con il terreno. Su asfalto cambia tutto: rapporti più duri, gommatura stretta, cerchi rigidissimi che trasmettono a terra tutta la potenza ma che restituiscono, in senso opposto, ogni imperfezione dell'asfalto. Con la bici da corsa ho poca esperienza di salite alpine e credo di non essere mai andato oltre il 16-17% di pendenza massima, e soltanto per brevi tratti. Andrea, che oltre ad avermi fatto scoprire Castelmonte, è un grande conoscitore della zona, ha preparato certosinamente il percorso odierno. Sarà con noi anche Luca di Concordia Sagittaria, già compagno di viaggio di Andrea e di Marcello, quest'ultimo oggi assente giustificato. La loro presenza mi dà tranquillità e la loro esperienza è fonte di preziosi consigli.

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Si parte da Cividale del Friuli e si prende la SS356 in direzione di Faedis. Luca si mette davanti e impone, da subito, un'andatura non propriamente "di riscaldamento". Sono dietro, riparato quanto si vuole, ma il 53x17 mi gira a vuoto e siamo prossimi ai 40 km/h. Ma non doveva essere quello meno allenato dei tre? Poi tocca e me e, per non essere da meno, tengo il 53x19 nonostante la strada tenda a salire. Mi viene da pensare se non siamo pazzi oggi ad iniziare la giornata in questo modo, ma i 12 chilometri fino a Faedis (170 m slm) scorrono via in un attimo.
Si svolta a destra e, poco dopo, inizia la prima salita che, passando per Canebola, ci condurrà fino ai 904 m dell'incrocio per Subit-Porzus: 9,6 chilometri con una pendenza media di circa il 7%, l'ideale per iniziare nel migliore dei modi. Notiamo diversi ciclisti, alcuni dei quali tiratissimi, con le gambe talmente "asciutte" che di certo non sono né amatori né probabilmente "under 23". Ad Andrea sembra di riconoscere Alessandro Ballan, campione del mondo a Varese nel 2008. A me invece qualcosa non torna: ma che ci farebbe Ballan a Faedis?
La giornata è soleggiata, anche se non limpidissima, e l'aria frizzante mattutina rende tutto più piacevole. Sarà perché siamo appena alla prima difficoltà, sarà perché di tutte e quattro questa è certamente la salita più abbordabile, ma per il momento si pedala bene e agilmente. Si trova anche il tempo per sorridere anche se ho il sospetto che più tardi non sarà così!
La pendenza è piuttosto omogenea, non grosse difficoltà ma nemmeno falsopiani che diano la possibilità di recuperare. L'importante è salire regolarmente, senza grosse variazioni di ritmo. Il fondo stradale è ottimo e il suggerimento di Andrea, di utilizzare successivamente questa strada due volte in discesa, si rivelerà azzecatissimo. Sopra Canebola (669 m) le pendenze si fanno più impegnative, attorno al 10-11% fino alla Bocchetta di Sant'Antonio (incrocio per Subit-Madonnina del Domm, 788 m).
Si gira a sinistra entrando nella conca delle Farcadice (o Fraccadice). La vegetazione diventa quella tipica dell'ambiente alpino, sempreverdi ad alto fusto. Il sottobosco è tappezzato all'inverosimile da primule. In breve si scollina (904 m il punto più alto) e si prende la strada verso Subit.
Molto prudentemente scendiamo, consci di percorrere una strada stretta e dal fondo dissestato. Sapevamo anche che fosse una zona non molto trafficata, certo non pensavamo di trovarla sbarrata da un boscaiolo con il suo trattore e la sua motosega! Bici in spalla, saltiamo qualche tronco e cogliamo l'occasione per chiacchierare con la persona che si dimostra gentilissima e disponibile. Ci parla delle piante e del "suo" bosco e ci racconta di un passato da ciclista, poi interrotto per problemi di salute.
La sede stradale stretta, le curve e i tornanti molto numerosi non consentono una grande velocità. Pedaliamo pigramente anche perché la bellezza del posto è irresistibile: impossibile non fermarsi ancora.
Dopo Subit, la mente ritorna a concentrarsi sul fattore sportivo e si scende più allegramente a valle fino ad Attimis (200 m). Qui inizia la terribile salita per Porzus, che ci condurrà nuovamente all'incrocio per Subit (904 m), da cui eravamo transitati poco prima, al culmine della precedente ascesa.
In fondo all'iniziale breve rettilineo della foto sopra, una curva a destra ci fa subito capire che qui non si scherza. La pendenza passa repentinamente all'11-12% e, non solo non si discosta da questi valori ma, dopo il quarto tornante, ben presto aumenta al 14-15%. Dopo 2 chilometri circa, segue un tratto più "agevole". Si scende all'8-9% e ne approfitto per alleggerire un po' la spinta.
Il sollievo però dura poco, nemmeno 500 metri. Nel successivo chilometro non si scende sotto l'11% ma, a tratti, la pendenza oltrepassa il 15%. C'è poco da fare, si è soli contro se stessi, ognuno deve salire con il proprio passo: troppo veloci si rischia di "saltare", troppo piano si perde la concentrazione e si ha difficoltà ad "ingranare".
Successivamente, ma solo momentaneamente, si può "respirare": 7% circa e un rettilineo, ancor più dolce, conduce al paese di Porzus (652 m), piccola frazione collocata in una cornice naturale fra la  montagna e la pianura friulana.
A Porzus c’è una bella chiesa dedicata a San Giovanni Battista e a Santa Lucia, costruita nel 1477 da un uomo che aveva una certa fama all’epoca, Andrea da Skofia Loka, tangibile segno dell'influenza culturale e linguistica slovena (Porzus deriva dal latino Porcil).
Lasciato Porzus alle spalle, si affronta il tratto più duro: un chilometro mai sotto al 12% con punte al 18-20%. Spingo forte sui pedali e salgo bene, attorno ai 12,5-13 km/h, tutto in posizione seduta. Mi accorgo delle pendenze "impossibili" perché la ruota anteriore si alleggerisce e tende a sollevarsi dal terreno. Tengo un occhio sull'altimetro del Garmin e rimango stupito perché in 4 tornanti e qualche brevissimo rettilineo sono salito più di 100 metri rispetto a Porzus! A questo punto le pendenze si fanno più "umane", attorno all'8-9%, ma solamente per 500-600 metri. Come nella prima parte della salita, approfitto per un recupero, seppur parziale. Tengo lo stesso rapporto del tratto più duro (39x28) e giro le gambe in agilità. L'ultimo chilometro prima dello scollinamento (bivio per Subit, 904 m) infierisce ancora sui ciclisti: quattro tornanti alternati a brevi rettilinei. Le pendenze minime sono del 12% e le punte, proprio in corrispondenza delle curve, raggiungono il 18-19%. Finisco in crescendo e, pur consapevole di essere solamente a metà del programma odierno, il morale va alle stelle.
In totale abbiamo pedalato 7,4 km di salita per 700 metri esatti di dislivello, come dire una pendenza media del 9,5%. Tanto per  fare un paragone con posti ben più noti, Passo Gardena da Corvara o Passo Sella da Canazei si fermano al 6,2-6,5%, mentre un Falzarego da Cortina non arriva al 6%. Non vorrei sembrare presuntuoso e pensare: "Tutta qui la salita?", certo però, da come me l'avevano raccontata e dalle informazioni reperite sui libri e in rete, forse mi sarei aspettato qualcosa di più impegnativo. Ad ogni modo, non prendete troppo seriamente quello che scrivo. Sto attraversando un ottimo periodo e la positività che porto dentro rende più facili, o almeno meno difficili, anche le fatiche più impegnative.
Scendiamo di circa 100 metri e ripassiamo alla Bocchetta di San Antonio, concedendoci una sosta rinfrancante. Ci si alimenta (ecco una cosa che devo imparare, mi dicono che per un giro così lungo dovrei mangiare e bere di più) e si fa il punto della situazione. Siamo tutti in forma, o quasi, e scattiamo una bella foto ricordo prima di buttarci letteralmente verso Canebola e Canal di Grivò (Faedis).
Non è una discesa velocissima ma piuttosto molto tecnica, parecchi tornanti nella parte alta e curve "cieche" più in basso. Luca dimostra subito di che pasta è fatto e, forse con un pizzico di sana follia ma più probabilmente sicuro delle proprie capacità, fa da apripista gettandosi in "picchiata" con Andrea che lo segue a ruota. Per come scende, potrebbe insegnare a Paolo "Falco" Savoldelli come si guida la bici in discesa! E' spettacolare vederlo come pedala e affronta le curve... anche se in realtà lo vedo ben poco, perché dopo 3-4 tornanti è già sparito dal mio campo visivo! Io sono assai più prudente e, siccome la caduta non la considero nemmeno un evento fortuito, faccio del mio meglio per tornare integro la sera a casa, ricordandomi di tanto in tanto che esistono le leve dei freni.
In pochi minuti siamo a valle prima di iniziare la salita per Valle (scusate il gioco di parole, ma Valle si chiama proprio così anche se sta in cima ad un rilievo). Delle salite odierne è quella meno impegnativa, se non altro per il dislivello (450 metri).
Tuttavia, eccetto l'agevole tratto di circa mezzo chilometro di lunghezza dopo la frazione di Canal di Grivò (210 m slm), la pendenza di questa ascesa è estremamente costante, quasi sempre all'8-9%, con uno sporadico picco iniziale del 10-11%. Niente di impossibile, ma nemmeno tratti "facili" di transizione, che avrebbero potuto concedere un attimo di tregua.
In totale circa 5 chilometri con una pendenza media del 9%: niente male nemmeno la terza asperità della giornata! Pur ricavandone ottime impressioni mentre pedalo, mi resta sempre qualche dubbio su un'uscita così lunga e non vorrei certo andare in crisi proprio alla fine. Cerco quindi di pedalare in modo regolare e senza mai esagerare perché la prossima salita, la quarta e ultima, non sarà per niente facile.
Valle, il piccolo paese sopra Faedis, è definito il "Balcone del Friuli" perché, in condizioni ottimali, offre delle vedute spettacolari su tutta la pianura friulana, fino alla costa adriatica. Purtroppo oggi non siamo fortunatissimi. La temperatura, rispetto a questa mattina, è salita notevolmente, oltre i 20°C, e l'umidità che sale dal basso ci preclude qualsiasi possibilità di vedere nitidamente più in là di qualche chilometro. L'etimologia antica di Valle ne parla come di una conca, una distesa vallata, cosparsa di crocchi e di primule a primavera ed incorniciata dai castagneti del monte San Lorenzo. La caratteristica posizione, arrocata e panoramica, ci attira non poco e decidiamo di fare una breve sosta nella bellissima piazza antistante la chiesa di San Pietro. Non c'è anima viva, sembra un paese disabitato (ma non bisogna dimenticare che siamo in una giornata lavorativa di fine marzo e Valle è composta per la maggior parte da edifici rustici ristrutturati, utilizzati per lo più come case di villeggiatura).
Non ho nemmeno tantissima voglia di alzarmi dalla panchina ove mi ero disteso ma, forse, di soste oggi ne abbiamo fatte fin troppe. Il pomeriggio scorre inesorabile ed è ora di ritornare al "dovere". Scendiamo verso Colloredo e - ma vi pare possibile? - uno scuolabus, l'unico veicolo a motore in cui ci imbattiamo dopo due ore, ci rallenta in discesa e ci costringe ad accodarci per un paio di chilometri: strada troppo stretta per sorpassare e autista poco disposto a concedere spazio.
Si fa ritorno sulla SS356 per lasciarla poco dopo in direzione di Ronchis. La quarta salita, che passando per Masarolis ci porterà alla Madonnina del Domm (960 m, la "Cima Coppi" di oggi) inizia dopo Torreano (185 m). I primi 2,5 chilometri, fino a Canalutto (268 m), sono molto "morbidi", 3-4% di pendenza, non di più.
Segue un breve tratto al 5% ma la salita diventa ben presto impegnativa, assestandosi al 9-10% fino ai 366 m del bivio per Reant. Il chilometro successivo, in direzione di Masarolis, è molto duro. La strada si inerpica ripida con una serie impressionante di tornanti stretti; la pendenza media è del 12% ma i picchi sono leggermente superiori. Da circa 500 metri di altitudine fino a Masarolis (660 m) le pendenze sono soltanto più abbordabili, attorno al 9-10%.
E' l'ultima salita ed è difficile quasi come la seconda di Porzus. Non manca poi tanto alla fine ma la fatica inizia a farsi sentire e il caldo determina un inevitabile, anche se minimo, calo della prestazione fisica. Usciti da Masarolis, i 3 chilometri di strada successivi sono piuttosto agevoli, attorno al 6% di pendenza media, con qualche breve rampa al 10-11%.
Nella mia testa, forse in parte annebbiata, c'è da qualche parte il numero 900. Non so perché, ma sono convinto che questa fosse la massima quota da raggiungere. Guardo l'altimetro, 890-900-905...! Ma quando finisce la salita?
La strada va sempre in su e la pendenza aumenta: 11-12% con un'ultima micidiale rampa proprio prima dello scollinamento. Tiro fuori ogni briciolo di energia rimasta, spingo al massimo, quasi scatto (cavolo, ma non vado per niente male!) e finalmente la strada spiana: dietro la curva c'è la piccola cappella della Madonnina del Domm.
E' finita, almeno la salita! E che salita, anche questa: 8,3 chilometri di lunghezza (da Canalutto allo scollinamento) con una pendenza media dell'8,7%!
In discesa la strada è piuttosto stretta e alquanto dissestata; bisogna scendere piuttosto lentamente, almeno all'inizio.
Si ripassa nuovamente per la Bocchetta di Sant'Antonio (incrocio per Subit-Madonnina del Domm, 788 m) e ci si rituffa in discesa per Canebola fino a Faedis. Si svolta a sinistra sulla SS356 e, in una decina di chilometri o poco più (con il vento contrario), si fa ritorno a Cividale del Friuli.
Chiudiamo con una percorrenza di poco superiore ai 115 chilometri e un dislivello di circa 2.850 metri. Consiglio vivamente a chi vuol cimentarsi in questo bellissimo giro, di percorrere le salite nello stesso ordine da noi seguito. Andrea, l'ideatore del percorso, riesce sempre ad abbinare salite difficili con tratti di trasferimento, oggi non molti invero, che permettano un buon recupero.
La prima salita, quella più abbordabile, è utile per tastare il terreno e per "saggiare" la gamba; la seconda, la più impegnativa delle quattro, la si affronta nella prima metà dell'allenamento, quando le riserve di glicogeno sono ancora ben piene. La terza, non facile ma tutto sommato alquanto breve, la si può considerare di transizione prima della quarta, lunga e impegnativa quasi quanto la seconda. Non secondariamente, le strade sono state scelte in modo da percorrere in discesa quelle con l'asfalto in condizioni migliori. I paesaggi e le località attraversate sono semplicemente meravigliosi e, se avrete la fortuna di capitarci in una giornata di sole, vi posso assicurare che sarà un ricordo che terrete dentro per molto tempo.

8 commenti:

  1. ...bel racconto di un viaggio nel quale non solo hai scoperto posti nuovi, ma che ti ha portato a conoscere un pò di più te stesso...

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  2. Penso che tu abbia ragione. Oltre ad un allenamento sportivo, è stato un viaggio e una scoperta. Ci si rimette in discussione, si provano cose mai fatte prima e poi, alla fine, ne esci, non dico meglio, ma certamente cambiato, più consapevole dei tuoi mezzi ma anche dei tuoi limiti. In salita si soffre, anche se non sembra, ma poi si sta meglio, non sono in bicicletta, ma anche nella vita di tutti i giorni. Un sacrificio che viene lautamente ricompensato. Vediamo adesso Andrea cosa ci prepara per le prossime settimane...! :-)))

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  3. Era bello il giro "ad anelli" di Castelmonte ... ma questo è ancora meglio (le mie salite preferite anche se toste). Prenderò in considerazione questa "tecnica di giro bike" per allenamenti specifici.
    Bravi !! RobyUdTri

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  4. Grazie mille! A parte Canebola, che avevo fatto tanti anni fa, le altre non le conoscevo e sono state una piacevolissima sorpresa. Belle salite, bellissimi posti e una giornata splendida (quasi, dai, non limpidissima ma comunque calda, l'ideale per pedalare)!

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  5. Fantastico leggere questi racconti di viaggio. Le ho fatte tutte queste salite (con la vecchia bici) eccetto Porzus che avrei dovuto fare oggi se non avessi forato.
    Mi fate una gola enorme ma non riuscirei a gestire tanta fatica, nelle prossime settimane cercherò di farne almeno 2 consecutive.
    Continua a raccontarci di queste avventure, è contento il mio Presidente Roby ma lo sono ancora di più io.
    Antonio

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  6. Grazie! Io credo però che ti sottovaluti un pochino... Non credo che avresti problemi particolari. Sei hai una buona base di partenza, certamente già in tuo possesso, si tratta di pedalare con prudenza la prima metà d'allenamento (questa forse è la cosa più difficile, autolimitarsi in presenza di altri ciclisti quando avresti una voglia matta di tenere il loro passo!), ricordarsi di mangiare a intervalli regolare e il più è fatto. A presto!

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  7. Per completare tutte le ascese possibili a Bocchetta di S.Antonio ve ne mancava ancora una (xò avrebbe allungato notevolmente i km che avete già percorso) che è davvero bellissima e poco battuta. Salita da Loch a Montefosca e prosecuzione fino a Bocchetta.
    Ciao Roby UdTri

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  8. Grazie del suggerimento. Lo terremo bene a mente per la prossima volta, magari tra qualche mese, quando saremo un po' più allenati e potremo permetterci un chilometraggio leggermente superiore.

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