lunedì 23 agosto 2010

150 tiratissimi chilometri

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Dopo un paio di uscite di gruppo nelle settimane scorse, utili per riprendere confidenza con la bicicletta da corsa e per fare qualche chilometro in compagnia, era finalmente giunto il momento di cercare qualcosa di più "serio". Non che mi fossi trovato male; tuttavia, non essendo stato il ritmo tanto trascendentale, diciamo che l'intensità d'allenamento, inferiore a quella che avrei sperato, mi stava diventando un po' "strettina". Qualche telefonata e il gioco, se così si può dire, è fatto. Ritrovo con piacere persone che non vedevo da un sacco di tempo e altre, più giovani, che non conosco affatto. La distanza da percorrere non sarà poca, nell'ordine dei 150 chilometri, ma questa ci può anche stare. Sono forse un po' intimorito, non si sa mai cosa hanno in mente questi, dall'andatura che verrà impostata, anche se so per certo che non si tratterà di una passeggiata. Alcuni degli sportivi a cui oggi mi sono unito sono atleti di indubbio valore. Per esempio Maurizio, runner di "nascita", capace di correre anni addietro i 10.000 metri in meno di 30 minuti, poi convertitosi al duathlon (è stato nella nazionale italiana) e al ciclismo. Oppure Luca, uno che si fa in sella circa 40.000 chilometri all'anno, praticamente un professionista (come l'invidio... se non altro per tutto il tempo che ha a disposizione). Anche il reparto femminile non scherza: Valentina su tutte, ora "multisportiva", ma pure lei proveniente dal mezzo fondo, già partecipante a numerosi campionati nazionali e internazionali di atletica leggera (e sto parlando di "assoluti", non di campionati amatoriali), vanta nel suo palmares una medaglia d'oro nei 3.000 metri ai Giochi del Mediterraneo del 1993 e un personal best sui 5.000 di 15'31"!
I primi chilometri sono di "riscaldamento" ma, una volta imboccata la Statale 55 (il cosiddetto "Vallone" che dalla Provincia di Trieste porta a Gorizia), si cambia subito registro. L'andatura sale e la catena resta inesorabilmente sul 50 anche nei tratti di salita. Non posso fare altro che inserirmi in mezzo al gruppo, cercando una posizione il più riparata possibile; di più non posso fare, di stare davanti non se ne parla nemmeno, morirei nel giro di pochi minuti. Per chi non lo sapesse, pedalare in questo modo (siamo almeno in venti) è una cosa completamente diversa che muoversi da soli o con pochi altri amici. Stando in coda, si prende "poco vento" e, se si guarda il cardiofrequenzimetro, i battiti non sono molto alti. La fatica apparentemente non è eccessiva. Tuttavia, la velocità è elevata e le gambe girano vorticosamente. E' un esercizio utilissimo per acquisire quel ritmo e quel passo indispensabile nelle gare o nelle uscite più impegnative. Da soli ci potete mettere tutto l'impegno del mondo ma queste velocità le potete tenere soltanto per un paio di minuti. Ecco perché le uscite di gruppo, e a maggior ragione le gare, sono indispensabili per pedalare meglio. L'unica avvertenza, se si pedala forte, è di non distrarsi troppo. La ruota di chi sta davanti dista solo pochi centimetri, altrettanto quella di chi sta dietro, anche se non la si vede; bisogna pedalare quindi in un certo modo, senza accelerare né frenare, evitando nel modo più assoluto di spostarsi lateralmente (eccetto il primo della fila quando dà spazio agli altri) ed avvisando chi vi segue di possibili ostacoli presenti sulla strada (perché, "francobollati" a chi vi precede, si vede assai poco).
Nemmeno me ne accorgo e siamo in periferia di Gorizia. Qualcuno ci lascia, per problemi di tempo, e fa ritorno verso casa. Nel frattempo l'andatura si fa meno impegnativa e più tollerabile. Ma c'è un perché! Infatti si prende fiato per affrontare al meglio la Salita di Lokve. Sì, quella, proprio quella di domenica scorsa, da affrontarsi questa volta in senso inverso.
Subito fuori da Nova Gorica, si sale per il versante di Ravnica, neanche farlo apposta quello più duro. I primi chilometri sono veramente terribili: non si scende sotto il 12% di pendenza e un 34x25 sembra duro da spingere. L'affronto un po' troppo allegramente ma ben presto devo frenare l'entusiasmo, impostando un'andatura più "umana" e digesta alle mie gambe non molto allenate. L'ascesa è lunga, quasi 20 chilometri, non è proprio il caso di forzare già adesso.
Dopo Ravnica, i tornanti lasciano spazi a larghi rettilinei. La pendenza si ammorbidisce non di poco e si pedala più o meno agevolmente. Alcuni si fermano per rifornirsi d'acqua ad una sorgente e per aspettare chi è rimasto indietro. Io preferisco tirare dritto e salire con il mio passo, non molto velocemente ma assai regolarmente. Riesco anche a scattare qualche foto al volo (oggi purtroppo non sono molte, ma se si pedala veloce non è sempre possibile farlo). Quando mancano un paio di chilometri a Lokve, la strada spiana parecchio, c'è spazio anche per qualche breve ma graditissimo tratto di discesa.
Vengo naturalmente superato da più di qualcuno che si era in precedenza fermato per poi affrontare la salita a "ritmo gara" (non ne avevo il minimo dubbio, proprio per questo ho preferito avvantaggiarmi) ma tutto sommato non mi lamento, essendo arrivato in cima nemmeno troppo provato. Maurizio, con grande senso civico, va più volte su e giù nel tratto finale, dando certamente coraggio e conforto a chi sta soffrendo ma anche "umiliando" chi non è un extraterrestre sui pedali. A Lokve ci si rifocilla un pochino e si fa rifornimento d'acqua, attendendo chi ha perso contatto nel corso della lunga salita. Qualcuno si siede sulle numerose panchine, altri si buttanto sul prato, forse troppo stanchi anche per appoggiare premurosamente la bicicletta ad un muro che viene invece abbandonata per terra. Probabilmente il mio approccio a questa salita è stato poco agonistico e un po' troppo turistico... ma devo pur tornare indietro senza chiamare il carroattrezzi! Ho preferito quindi non esagerare, lasciando eventuali velleità belliche per le prossime settimane.
Per la discesa, inizialmente si fa lo stesso percorso a ritroso. Più in basso, anziché ripassare per Ravnica, si tira dritti, allungando di qualche chilometro e ricongiungendosi a Nova Gorica nei pressi della strada che costeggia l'Isonzo. Si rientra in Italia e ci si dirige a Trieste nuovamente per il "Vallone".
Come all'andata, l'andatura aumenta nuovamente. La strada, ricca di saliscendi, si presta bene ad allunghi e scatti che mettono a dura prova la mia resistenza. Mi sento un po' stanco; forse la salita, pur affrontata a ritmo regolare, ha lasciato un po' il segno. In alcuni frangenti fatico non poco a tenere la ruota di chi mi precede ma riesco a non farmi staccare. Maledico mentalmente Luca, sempre lì davanti a tirare come un forsennato. Ma poi ci ripenso, perché anch'io una volta facevo le stesse cose e tutti mi mandavano a quel paese. Oggi, per me è già un successo essere arrivato fin qui "sano e salvo" e, avvicinandomi a casa, trovo forze che non credevo di avere, riprendomi quasi bene. Il caldo suggerisce un'ultima sosta rigeneratrice, dopo la quale ci si saluta rincasando ognuno per la propria strada.
150 chilometri non sono pochi e lo sono ancora di meno se affrontati a queste andature, molto elevate soprattutto nei tratti di pianura e nei falsopiani. Era quindi logico, prima di iniziare, che avessi qualche dubbio, se non timore, di cimentarmi in gruppo su queste distanze (da quando ho ripreso la bicicletta, quest'anno, l'uscita più lunga è stata inferiore ai 100 chilometri, oltretutto a ritmi molto più "soft"). L'allenamento di oggi rappresentava per me quasi una sfida, un ritorno al passato "agonistico". A parte una breve ma comprensibile flessione al ritorno, direi ben superata, nel complesso sono quindi felice e soddisfatto. Del gruppo non posso che dire bene: preparati, veloci ma anche molto disponibili ad aspettare, talora, chi si fa staccare. Da un punto di vista paesaggistico, Lokve a parte, forse l'uscita non era il massimo, come non lo è pedalare al ritorno per la stessa strada dell'andata. Ma sono dettagli di poco conto da un punto di vista sportivo. Molto più importante, in questo momento, riacquisire ritmo, fondo e soprattutto l'entusiasmo di pedalare in gruppo.
Un ringraziamento particolare a Marcello per avermi fornito la registrazione del percorso effettuata con il suo Garmin. Il mio, controllato prima di partire, segnalava la batteria carica al 45% ma mi ha tradito dopo nemmeno 4 ore. Alla faccia delle 20 ore di autonomia dichiarate!

3 comments:

doublea ha detto...

I tuoi post sulle uscite domenicali: un appuntamento da non perdere. Complimenti per la "cronaca" puntuale e la precisione della descrizione: un bel giro, ma per ciclisti veri! Tanta ammirazione, e un pizzico di sana invidia.
agnese

fabrizio tomasetig ha detto...

ciao...come siamo a vento da quelle parti? di solito? perche' amche qui non si scherza......finke' si rimane riparati in collio..medie decenti..poi sotto in piano.....il cardio da' i numeri......vento sempre contro..mi piacerebbe fare qualche giro li' in zona..ho un'amica di ts che conosce....

Rupikaber ha detto...

Ciao! Mah, sai, il vento cambia di continuo. Questa mattina per esempio c'era un vento di bora abbastanza fastidioso, siamo andati in bicicletta prima sul Collio goriziano, poi su quello sloveno fino alla valle dell'Isonzo (domani, spero, aggiorno il blog...) e qui, come da programma, calma piatta. Poi tornando indietro, di nuovo vento, ma molto meno. Frequentemente (direi quasi sempre da metà settembre in poi quando sui monti sloveni fa più freddo) la domenica si passa per Gorizia o la sua provincia. Un incontro a metà strada non starebbe male! A presto!

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