11.29.2011

Monte Nanos

L'inverno che tarda ad arrivare, una mite temperature a fine novembre e la mancanza di neve alle quote più alte, sono tutti fattori che favoriscono le gite fuori porta e le camminate in montagna. In territorio sloveno, non molto distante dal confine di Fernetti (Trieste), c'è una cima frequentatissima tanto dagli escursionisti locali che da quelli italiani: il monte Nanos (Pleša, 1262 m s.l.m.). E' una formazione di origine calcarea che, nelle giornate più limpide, è ben visibile da Trieste e dalla pianura friulana. Quello proposto è un itinerario "classico" che, in poche ore di cammino, racchiude al suo interno assaggi di alta montagna e panorami difficili da scordare.
Mappa interattiva: utilizzare i tasti + e - per zoomare e le frecce, oppure il mouse, per muoversi in ogni direzione. Cliccando in basso a destra è possibile personalizzare alcune funzioni.
Il punto di partenza è Razdrto (Prevallo), comodamente raggiungibile in autostrada (non scordate di acquistare il bollino obbligatorio, i controlli sono frequenti e le multe salate) oppure per le statali 445/409, strade solitamente poco trafficate. Si seguono le indicazioni per Veliko Ubeljsko e, subito fuori dall'abitato di Razdrto, si raggiunge una spaziosa area di sosta ai piedi della montagna che imponente sovrasta tutta la vallata circostante. Parcheggiare di domenica, se la giornata è meteorologicamente favorevole, non è impresa facile ma una sistemazione, magari sulle strette strade adiacenti, è sempre possibile.
Si inizia a camminare lasciando la strada principale e seguendo le indicazioni, sempre ben presenti, per la Vojkova Koča. Si svolta poi a destra salendo per un ampio pendio erboso. Piuttosto inconsueto trovare mucche al pascolo in questo periodo dell'anno. Si entra quindi in un fitto bosco, prevalentemente di carpini e querce, che caratterizza la prima parte dell'ascesa.
Circa 15 minuti di cammino e si giunge ad un ulteriore bivio dove si prende il ramo di destra (quello di sinistra, più facile, verrà utilizzato per la discesa). La vegetazione è piuttosto fitta ma, salendo, va diradandosi. Si aprono i primi scorci panoramici e il Nanos, visto da vicino, è imponente. A chi non conosce questa meravigliosa montagna sembra quasi impossibile salire per la cresta apparentemente ardua.
Quello che colpisce è la moltitudine e la varietà di persone che si avventura per il ripido sentiero in questa domenica di fine novembre: bambini di età prescolare che spesso sopravvanzano entusiasticamente i loro genitori, sportivi di ogni tipo, trail e sky-runners, ma anche camminatori della terza età. Non mancano i cani, al guinzaglio e non.
Gli effetti della salita si fanno ben presto sentire: il passo rallenta e gli indumenti di troppo finiscono nello zaino. Il versante meridionale, soleggiato e ben riparato dai freddi venti del nord, è climaticamente molto gradevole.
In breve tempo si arriva a ridosso delle prime rocce dove si saggia l'inizio della via ferrata del Nanos (amichevolmente detto "Naso", dal suo tozzo profilo). Definirla ferrata è forse eccessivo, sentiero attrezzato sarebbe certamente più appropriato. Dipende un po' dalla vostra esperienza: per chi conosce la montagna è una gradevole passeggiata, per i gitanti occasionali potrebbe rappresentare un problema, soprattutto se si soffre di vertigini e la preparazione fisica non è ottimale. Vi aspettano infatti alcuni passaggi esposti resi però sicuri dalla presenza di cavi, catene e pioli metallici. Obiettivamente non si sente mai la necessità di ricorrere all'autoassicurazione (casco ed imbrago) che, questa volta in tutta sicurezza, può essere lasciata a casa. Consigliabile puntare su robuste e comode calzature, da evitare le classiche "scarpe da ginnastica".
Le prime roccette e il notevole "traffico" portano alla formazione di frequenti "ingorghi". Difficile superare: pazientemente si attende il proprio turno e si approfitta per godersi il panorama e per scambiare quattro chiacchiere. Si intravede lontana la sagoma discendente del monte Cocusso, ben noto a podisti e runner triestini (a sinistra nella foto sotto).
Finiscono i passaggi esposti e il sentiero diventa largo e gradevole, anche se sempre piuttosto ripido. Il paesaggio subisce un deciso cambiamento. Ci si affaccia sull'altipiano, il regno della bora, e la vegetazione, a parte appiattiti ciuffi d'erba che resistono alle impetuose raffiche, è quasi inesistente. Non è raro partire da Trieste in assenza di vento e accorgersi che da queste parti la bora è di casa. Vi lascio immaginare cosa capiti nelle più fredde giornate invernali. Se poco prima si camminava in maniche di camicia, ora è d'obbligo rivestirsi in maniera adeguata, perché l'abbassamento di temperatura è repentino. Poco sopra si seguono le indicazioni che conducono a destra (Koča 15 minuti). Si può deviare anche a sinistra, non cambia nulla, se non per qualche passaggio un po' più impegnativo.
Si aprono ampie vedute sulle vallate sottostanti e sulle montagne circostanti, tra cui si riconosce più alto di tutti il Nevoso (Snežnik, 1.796 m s.l.m.)
Pochi minuti ancora e si giunge alla vetta che ospita uno dei più importanti ripetitori televisivi di tutta la Slovenia (sottoposto a bombardamento il 28 giugno 1991 durante la guerra di indipendenza).
Da Razdrto fino alle antenne il GPS segna una lunghezza di 2,65 chilometri con un dislivello di 660 metri, mentre i segnavie suggerivano un tempo di percorrenza di 1 ora e mezza: un'indicazione piuttosto accurata ma, anche senza troppo impegno, si può fare ben di meno. Si prosegue verso nord immettendosi in un accogliente bosco di faggi e in breve si giunge al rifugio Vojkova Koča, ove una moltitudine di persone si concede una meritata sosta e attende pazientemente un posto a sedere ove gustare squisite specialità a base di carne e selvaggina. Il rifugio è altresì raggiungibile in macchina da Podnanos per una stretta strada solo parzialmente asfaltata. Se desiderate avventurarvi fin quassù senza faticare, sappiate che alcuni tornanti potrebbero mettere a dura prova la vostra quattroruote, soprattutto se nuova di zecca. Non serve certo un fuoristrada... ma la Ferrari è meglio lasciarla a casa.
Per la discesa si imboccca un panoramicissimo sentiero che, nella prima parte, lambisce il crinale meridionale dell'altipiano del Nanos. E' la parte più bella dell'escursione: vaste vedute si susseguono senza sosta e l'occhio raggiunge le più lontane e note cime delle alpi Giulie: il Monte Canin, lo Jof di Montasio e il Krn.
Verso sud (foto sotto) i rilievi del Carso triestino:
Si continua a scendere per un declivio dalle dolci pendenze seguendo le indicazioni per la chiesetta di Sveti Hieronim (San Geronimo).
Sfruttando le favorevoli correnti, un solitario paraglider lambisce il crinale passando ripetutamente vicino a noi "terrestri". Lo osservo, lo fotografo e un po' invidio il suo punto di vista privilegiato.
In prossimità di Sveti Hieronim (raggiungibile con una deviazione di pochi minuti dal sentiero principale), vale la pena soffermarsi prima di invertire la direzione di marcia in direzione di Razdrto. Lo sguardo va lontano per imprimere indelebilmente nella mente questi meravigliosi posti.

Si svolta di 180° a sinistra, lasciando alle spalle l'altipiano, e si prende il sentiero che ricondurrà al punto di partenza. La prima parte è facile e concede suggestive vedute sulla vallata del Vipacco.
Si prosegue camminando per un lungo traverso panoramico. Più avanti, su di un versante riparato dal vento e a quote inferiori, la vegetazione ritrova vigore. Alcuni passaggi sono ripidi e con piccole difficoltà tecniche, ma nulla a che vedere con la salita dell'andata.
Si rientra in un fitto bosco e la stretta traccia diventa un comodo e largo sentiero che agevolmente riporta a Razdrto.
Una bella escursione in una meravigliosa giornata autunnuale (totale circa 3 ore a passo non troppo veloce, al netto di eventuali soste): tanti panorami, un ambiente carsico selvaggio e puro e, non di meno, alcune "anteprime" di arrampicata. Per i meno allenati, il percorso proposta per la discesa (5,75 chilometri di lunghezza) può agevolare di non poco la salita, togliendo però quel briciolo di emozione, e di tanta soddisfazione, che regala la montagna più vera.
Nota finale: in montagna il senso d'orientamento è fondamentale e bisogna fare affidamento sempre ed unicamente sui propri mezzi. Tuttavia un aiuto tecnologico è sempre utile e gli smartphone di ultima generazione si rivelano comodissimi in ogni situazione. PeakFinder Alps, un programma geniale che, rilevando il vostro punto tramite GPS disegna il panorama che vi circonda permettendo di riconoscere qualsiasi montagna, è uno dei migliori che abbia mai provato.

Data dell'escursione: 27 novembre 2011